Giorgio Anghileri

Vent’anni fa ci lasciava Giorgio

Un altro vuoto mai colmato …

Ricordi di Giorgio Dal Libro GAMMA,
gli anni di un’alternativa in Alpinismo

Il luglio 1991 è il mese “terribile” di Giorgio Anghileri: Breakdance alla Corna di Medale, Cavallo pazzo, la via dedicata nel settembre del 1987 ad Antonello Cardinale da Norberto Riva, Giovanni Favetti e Marino Marzorati, che risale l’impressionante e compattissima parete sud del Sasso Cavallo. La strepitosa via Paolo Fabbri 43 in Val Qualido, la via Arnaldo Tizzoni alla Cima Su Alto, specialità casalinga visto che il babbo l’aveva tracciata con Piussi, Molin, Cariboni ed Ernesto Panzeri. Poi di nuovo in cordata (con Lorenzo Mazzoleni) per chiudere la stagione con una veloce salita alla Nord dell’Eiger, nata quasi per scherzo e portata a termine in giornata. Una delle grandi nord delle Alpi, un obiettivo che, dalla prima salita italiana, cui avevano partecipato i lecchesi Gildo Arcelli, Romano Perego e Pierlorenzo Acquistapace (Canella), questi ultimi del gruppo Ragni, non aveva visto transitare altri lecchesi, oltre alla cordata di Alberto Tegiacchi. Come si vede Giorgio si spende anche su terreni e impegni psicologici diversi fra di loro. Dietro tutto sta un’etica rigorosa, il rifiuto dell’uso dello spit in montagna perché, come spiega Giorgio: “Qualcuno ho provato a piazzarlo in montagna, ma non sento più l’avventura quando li uso. Allora li lascio direttamente a casa, perché una volta che li hai con te sai che puoi usarli. Il salto in avanti lo si è fatto con il Pesce di Koller in Marmolada. Un salto paragonabile a quelli di Rebitsch o di Messner. Intendiamoci, non voglio fare polemica.” Faccio così, ma rispetto chi si comporta in maniera diversa. Per me il Pesce è un riferimento obbligato.., una filosofia “ Maggiore compiutezza (e colpisce che a scrivere queste parole sia un ragazzo di 21 anni) Giorgio la cerca in una riflessione che viene ritrovata casualmente fra le sue carte dopo la sua morte, ma datata a quello stesso 1991. Vi si legge, fra l’altro: “Quando in montagna mi vedevo respinto dalle difficoltà, ho sempre riprovato per convincermi che la parola definitiva non era ancora stata scritta. E proprio per avere una risposta di questo tipo. ho voluto tentare esperienze ai massimi livelli, su montagne con caratteristiche diverse, come la solitaria in Civetta, la via nuova sulla Quinta Pala di San Lucano, la ripetizione della Via attraverso il pesce in Marmolada e la nord dell’Eiger. Desideravo mettermi alla prova in situazioni diverse, sperimentare impressioni profondamente nuove, ma soprattutto capivo che la montagna avrebbe potuto contribuire alla formazione del mio carattere, a migliorarmi in modo completo. ad infondermi una sicurezza di uomo, prima ancora che di alpinista. Prepararmi ad affrontare la solitaria alla Su Alto è stata una cosa molto impegnativa. anche sotto il profilo psicologico. Affrontare passaggi di libera estrema, rimanere per dieci ore a tu per tu con la parete, richiede un notevole dispendio di risorse, e solo la convinzione di aver superato in solitaria test probanti mi dava la convinzione assoluta. Sono comunque sensazioni provvisorie, transitorie, che mutano più volte e che non hanno riscontro in altre attività. Sulla Su Alto ho provato sensazioni profonde, che comunque non possono essere paragonate a quelle vissute nel superamento della via nuova, sempre in quest’estate, alle Pale di San Lucano. Qui le difficoltà della via erano tutte da scoprire. E poi non ero più solo, potendo contare sulla compagnia di Manuele Panzeri. Insieme abbiamo affrontato le sedici ore di arrampicata, per superare grandi fessure. 500 metri di dislivello, difficoltà di 7° e A2 – A3. Con Manuele mi trovo bene da sempre: ci conosciamo dagli anni della adolescenza, siamo stati ammessi insieme al Gruppo Gamma, e con altri ragazzi della nostra età trascorriamo gran parte del nostro tempo libero. Arrampicare con Manuele mi diverte e, anche di fronte alle difficoltà, il nostro umore rimane inalterato, sempre rivolto verso l’allegria. Manuele è in cordata con me anche in Marmolada, sulla Via attraverso il pesce che superiamo in quindici ore e dove affronto i massimi livelli di difficoltà come esperienza personale. La prova è dura anche per le condizioni atmosferiche sfavorevoli e perché su alcune difficoltà il limite si presenta invalicabile, con l’incertezza fra lo “scoppiare” e il vincere. Ecco, su questi livelli diventa determinante avere un compagno , tanto è intensa la prova che sostieni, mentre ogni situazione deve essere superata tenendo sotto controllo diversi fattcri. La certezza di poter contare su un amico che segue i tuoi movimenti, che può aiutarti, che può sostituirti, che può intervenire è un conforto incalcolabile che ti sprona a tirar fuori tutto quello che hai in corpo”. E ci sembra che ci sia parecchio dello spirito dei Gamma in queste parole. Nei pensieri e nelle azioni c’è una irripetibile mistura fra spavalderia e buon senso, fra classico e moderno in cui sta l’unicità di Giorgio. E la maturità, il saper dar retta e corpo ai dubbi che vi traspaiono, sembrano dar ragione a quanti credono che l’alpinismo sia sicuramente una grossa occasione di maturazione personale.

Ricordi